Facciamoci delle domande, ancora. E insieme.
- di.esse
- 21 gen
- Tempo di lettura: 3 min

Il progetto “Facciamoci delle domande” prosegue anche nel 2026, grazie al rinnovo dell’accordo di collaborazione con l’Istituto Comprensivo A. Momigliano di Ceva (CN). Una scelta che conferma la volontà della scuola di continuare a investire su un’idea educativa semplice ma esigente: dare tempo e spazio al pensiero dei ragazzi.
Il percorso è ripartito in questo mese di gennaio 2026, entrando nel suo secondo anno di vita. Non come una replica del precedente, ma come un nuovo inizio. Perché ogni classe è diversa, ogni gruppo porta con sé domande nuove, e il pensiero – quando è autentico – non segue mai un copione prestabilito.
C’è però un segnale, più di ogni altro, che racconta il valore profondo di questa esperienza. A spingere i nuovi ragazzi e le nuove ragazze ad avvicinarsi al progetto oltre alla Preside e agli insegnanti, sono stati gli studenti e le studentesse che avevano partecipato alla prima edizione. Sono stati loro a raccontare l’esperienza ai compagni o ai fratelli e sorelle minori, a dire che “ne valeva la pena”, che quello era uno spazio in cui si poteva parlare davvero, senza giudizio, con libertà, che sicuramente avrebbero fatto una esperienza di crescita diversa.
Quando un progetto educativo passa di mano in mano tra i ragazzi, quando sono loro a desiderarlo e a consigliarlo, significa che qualcosa di autentico è accaduto. È un passaggio di testimone silenzioso, ma potentissimo.
Anche quest’anno i ragazzi saranno accompagnati alla scoperta di nuovi filosofi, nuovi miti e nuove domande fondamentali: da dove nasce tutto? perché le cose cambiano? esiste un principio che tiene insieme ciò che vediamo? Chi sono io? Domande antiche, certo, ma decisive, soprattutto in un’età in cui l’identità è ancora in costruzione.
In Facciamoci delle domande la filosofia non viene proposta come una materia da studiare, ma come un’esperienza da vivere. Attraverso il dialogo, il confronto tra pari, il silenzio condiviso, la scrittura libera e soprattutto il teatro che permette al pensiero di passare dal corpo, di farsi gesto, voce, relazione. E quando il pensiero si incarna, diventa reale.
Nel primo anno del progetto abbiamo visto accadere qualcosa di raro: ragazzi che parlavano poco cominciare a parlare, altri scoprire che il proprio pensiero aveva valore, altri ancora imparare che non serve avere subito una risposta, ma il coraggio di restare dentro una domanda.
E poi li abbiamo visti salire tutti sul palco, uno dopo l’altro, per dare forma a quelle domande attraverso il teatro, in una rappresentazione intensa e indimenticabile, capace di restituire – con parole, gesti ed emozioni – il lavoro fatto insieme. ceva medie teatro filosofia - La Stampa
Ed è proprio questo il cuore del progetto: non insegnare cosa pensare, ma allenare al pensare.
C’è però un punto che vale la pena dire con chiarezza. Progetti come questo hanno bisogno di date, spazi e fondi dedicati. Perché il tempo degli educatori va riconosciuto, gli spazi vanno abitati, i percorsi vanno progettati con cura.
La cultura e l’educazione non sono mai “gratis”: sono investimenti, e come tali producono valore solo se sostenuti in modo serio e responsabile.
Per questo, questo articolo vuole essere anche un invito aperto. Alle fondazioni, alle scuole liguri e piemontesi dove Di.Esse opera, agli enti che credono nella formazione come processo lungo e trasformativo: se pensate che filosofia, teatro ed educazione possano ancora avere un ruolo reale nella crescita dei ragazzi, chiamateci.
Ogni progetto nasce da un contesto specifico, da un gruppo di studenti unico, da una scuola con una propria identità. Non esistono format da copiare, ma percorsi da costruire insieme.
Il progetto Facciamoci delle domande, sostenuto nella sua prima edizione dalla Fondazione CRC, è pronto a continuare il suo cammino, a trasformarsi, a trovare nuove forme e nuovi luoghi. Perché il pensiero, quando trova spazio, non finisce mai dove lo avevamo previsto.
E forse è proprio questo il suo compito più importante: non dare risposte rapide, ma aprire possibilità durature.
