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Il nuovo Tamagotchi - quando diventare adulti assomiglia a un videogioco

  • di.esse
  • 28 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Una metafora semplice per parlare di cura, crescita e accompagnamento: non come “passaggio di livello”, ma come relazione che dura nel tempo.



Alla fine degli anni '90 spopolava un gioco semplice, quasi banale: il Tamagotchi. Un piccolo uovo elettronico da tenere in tasca, che chiedeva attenzioni continue.

C’è stato un tempo in cui il Tamagotchi moriva. Moriva davvero. Se te ne dimenticavi, se uscivi di casa, se avevi altro da fare. E quando lo schermo si spegneva, restava una sensazione strana: un misto di colpa e leggerezza. La vita andava avanti, anche senza di lui.


Quel gioco, senza dichiararlo, insegnava una lezione essenziale: la cura conta.

E quando manca, qualcosa si perde. Anche se è solo simbolico, anche se è “solo un gioco”.



Oggi il nuovo Tamagotchi, di prossima uscita (si chiamerà Sweekar) non muore più. Cresce. Cambia forma. Evolve. Arriva a un punto in cui non ha più bisogno di cure. Se smetti di seguirlo, se ne va. È diventato adulto.


Un dettaglio che cambia il significato

Questa trasformazione non riguarda solo un giocattolo. Racconta un’idea di crescita che si sta facendo strada: diventare adulti come passaggio di livello, non come processo.


Come se bastasse il tempo, o una sequenza di tappe automatiche, perché tutto si sistemi da solo.

Ma la vita non funziona così.



Viviamo in un’epoca segnata da rabbia diffusa, violenza normalizzata, indifferenza verso il valore della vita. Omicidi per futili motivi, aggressività giustificata come inevitabile, un linguaggio pubblico che sembra aver perso il rispetto per la fragilità umana. In questo contesto, crescere viene spesso confuso con il doversela cavare da soli. Difendersi. Non chiedere. Non dipendere.

Ed è qui che nasce una grande confusione.

Siamo molto attenti ai primi anni di vita: protezione, cura, attenzione. Poi, improvvisamente, qualcosa cambia. Come se superata una soglia invisibile l’ascolto non fosse più necessario. Come se le nuove generazioni, una volta acquisite alcune competenze di base, potessero procedere in autonomia, senza più bisogno di accompagnamento.


Il rischio della “soglia invisibile”

Il Tamagotchi moderno sembra riflettere questa logica: se all’inizio fai tutto bene, poi il sistema va avanti da solo.

Ma crescere non è un algoritmo. Non è una barra di avanzamento che arriva al 100%. È un percorso irregolare, fatto di fragilità che cambiano forma, non di bisogni che scompaiono.



Quando trasformiamo il diventare adulti in un videogioco, succede qualcosa di pericoloso: la rabbia prende il posto dell’ascolto. Perché, se fai fatica, se ti perdi, se non reggi l’urto del mondo, il problema diventa tuo. Non sei abbastanza forte. Non sei abbastanza pronto. Hai sbagliato livello.

E invece diventare adulti non significa smettere di aver bisogno di cure.Significa imparare quali cure servono, quando chiederle, come offrirle agli altri.


Punti chiave da tenere a mente

  • Una crescita senza relazione non è maturità: è isolamento.

  • L’autonomia non è “sparire”: è sapere quando chiedere e come offrire cura.

  • La responsabilità richiede contesti di fiducia, non solo aspettative.


Una società che rimuove la cura dopo l’infanzia è la stessa che poi si stupisce della solitudine, dell’aggressività, della chiusura emotiva. È la stessa che invoca autonomia ma non costruisce contesti di fiducia. Che chiede responsabilità ma non offre ascolto.



l Tamagotchi che non muore più non è il problema. È un segnale.

Ci dice che stiamo semplificando l’idea di crescita per renderla meno dolorosa, più gestibile, più sicura. Ma una crescita senza relazione non è maturità: è isolamento.

Forse la vera domanda non è quando si diventa adulti. Ma chi resta accanto mentre lo si diventa.

Perché la vita non è un videogioco che, finito il tutorial, ti lascia andare da solo. È un percorso che chiede presenza, tempo, ascolto, molto più a lungo di quanto siamo disposti ad ammettere.



Ecco perché l’orientamento serve. Non quello finalizzato al guadagno, ma quello che aiuta a crescere e a non perdere il pensiero, in un mondo che continuamente ci fa smarrire la strada.



DI.ESSE c’è

Con ascolto, tempo e responsabilità

 
 
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