L’orientamento funziona quando diventa uno spazio neutro
- di.esse
- 24 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Accade altrettanto frequentemente che arrivino privi di difese, bloccati, incapaci di decidere.
Non perché manchino di idee.
Ma perché qualcuno ha sempre deciso per loro, anche con buone intenzioni.
Questa è un'osservazione semplice e scomoda:
I genitori aiutano molto i figli, sempre, ma non sempre li aiutano nel modo giusto.
Perché desiderano proteggerli, perché sono i loro primi sostenitori
Perché vogliono ridurre i rischi, evitare errori, accorciare le strade più difficili.
È umano.
Ma quando l'aiuto diventa un'anticipazione costante delle scelte, qualcosa si blocca.
Nel colloquio di orientamento spesso emergono frasi come:
“I miei genitori dicono che…”
“Mia madre pensa che sia meglio…”
“Mio padre ha già deciso che…”
Il problema non è il consiglio.
Il problema è quando il consiglio diventa un percorso obbligato.
Un figlio troppo protetto non diventa più sicuro.
Diventa più vulnerabile.
Perché non ha mai sperimentato il dubbio, l'errore, la responsabilità di una scelta propria.
Molti ragazzi arrivano all'università, o al primo cambio di lavoro,
con una grande paura: sbagliare da soli.
E quindi restano immobili.
Oppure seguono percorsi che non sentono veramente loro,
per poi abbandonarli più avanti, con un senso di fallimento che non avevano mai imparato a gestire.
C'è una differenza fondamentale tra accompagnare e guidare.
Tra stare accanto e stare davanti.
Orientare non significa: scegliere un percorso “sicuro”, evitare ogni rischio, indicare una sola strada.
Orientare significa aiutare a pensare, non ad eseguire.
Significa creare uno spazio in cui il figlio possa dire:
“questa scelta è mia”.
Anche quando non è perfetta.
Il compito degli adulti – genitori, educatori, orientatori –
non è eliminare l'incertezza,
ma insegnare a viverci dentro.
Non rimuovere gli ostacoli,
ma aiutare a riconoscerli e affrontarli.
Perché un figlio che sceglie da solo,
anche se sbaglia,
sta comunque costruendo qualcosa di fondamentale: l'autonomia.
In DI.ESSE vediamo spesso una cosa:
quando il genitore fa un passo indietro,
il figlio fa un passo avanti.
L'orientamento funziona quando diventa uno spazio neutro,
dove non si deve compiacere nessuno,
ma solo capire cosa è sostenibile per sé.
Non è una questione di età.
È una questione di fiducia.
Aiutare non è scegliere al posto di qualcuno.
È permettergli di diventare “capace di scegliere”.
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