Master, corso riconosciuto, certificazione: sappiamo davvero cosa stiamo comprando?
Aggiornamento: 8 set

Sono quasi le undici di sera. Hai finito di lavorare, o forse di cercare lavoro. Stai scorrendo distrattamente il telefono quando compare una pubblicità.
Master. Nuove Tecnologie. Innovazione. Professioni del futuro.
Le immagini sono belle. I docenti sembrano quelli giusti. Le aziende citate sono importanti. Il programma, a leggerlo, viene voglia di cominciare domani.
Prezzo: 4.000 euro. Ti fermi.
Non perché siano pochi. Proprio perché sono tanti. E allora fai quello che facciamo quasi tutti. Cerchi la parola che possa tranquillizzarti. Riconosciuto. Eccola lì, da qualche parte.
A quel punto sembra tutto più semplice. Master. Certificazione. Corso riconosciuto. Tre parole capaci di farci sentire al sicuro. E invece è proprio lì che dovremmo fermarci.
Le Differenze del Mercato
Nel sistema universitario italiano un Master universitario è una cosa precisa. È istituito da un'università, ha determinate caratteristiche, prevede crediti formativi e rilascia un titolo accademico.
Poi esiste un altro mondo.
È il mondo delle Business school, delle Academy, delle scuole specialistiche e degli enti privati. Alcuni organizzano percorsi straordinari. Chiamano professionisti che lavorano davvero nei settori che insegnano, costruiscono network con le aziende, fanno lavorare gli studenti su progetti reali.
E alcuni di questi percorsi costano migliaia di euro. Possono valerne diecimila. I docenti sono davvero molto competenti.
Ma non per questo sono Master universitari. Sono un'altra cosa. Ed essere un'altra cosa non significa valere meno.
Immaginiamo due ragazzi:
Il primo frequenta un percorso privato di sessanta ore sulle nuove tecnologie. Nessun CFU. Nessun titolo universitario. Alla fine, però, sa utilizzare strumenti che sei mesi prima non conosceva, ha costruito un progetto e durante il corso ha incontrato un'azienda che gli propone un colloquio.
Il secondo frequenta un percorso riconosciuto che gli attribuisce il punteggio necessario per partecipare a una determinata selezione.
Chi ha scelto meglio? Non lo sappiamo. Dipende da dove volevano andare.
Il problema comincia quando al primo viene fatto credere di acquistare il secondo. O viceversa.

Cosa c'è dietro le parole
Lo stesso accade con la parola certificazione.
Un attestato può certificare che abbiamo frequentato un corso. Un Open Badge può rendere verificabili le competenze dichiarate e raccontare quali attività abbiamo svolto. Una certificazione rilasciata secondo uno specifico sistema può avere un determinato valore professionale.
Ma una parola, da sola, non basta. Neppure quella più rassicurante di tutte: riconosciuto.
Riconosciuto dal MUR?
Da un altro Ministero?
Da una Regione?
Da un Ordine professionale?
Da un ente di certificazione?
Da un'associazione privata?
Oppure riconosciuto dal mercato, perché quell'Academy ha costruito negli anni una reputazione tale che le aziende conoscono e apprezzano chi esce dai suoi corsi?
Sono sette risposte diverse. E possono essere tutte ottime risposte. Basta sapere quale stiamo comprando.
Il Metodo DI.ESSE
Forse allora, prima di premere il pulsante “Iscriviti”, dovremmo imparare a fare una domanda diversa.
Non: “Questo corso è riconosciuto?”
Ma: “Se tolgo le parole Master e riconosciuto, che cosa rimane?”
Un titolo? Dei CFU? Punteggio? Un'abilitazione? Una competenza? Un portfolio? Un network? Un'occasione di lavoro? O soltanto un foglio con il nostro nome stampato sopra?
È da dubbi come questo che, in Di.Esse, cominciamo l'orientamento.
Perché esistono corsi riconosciuti che possono non servire al progetto di quella persona. Ed esistono corsi che non rilasciano alcun titolo riconosciuto e possono cambiarle la carriera.
Il valore non è scritto nella parola Master. Non è scritto nemmeno nella parola certificato. E certamente non nasce mettendo la parola riconosciuto in caratteri più grandi.
Il valore nasce dall'incontro tra quello che un percorso offre e il posto nel quale una persona vuole arrivare.
Sono quasi le undici di sera. La pubblicità è ancora lì. Il corso costa sempre 4.000 euro. Potrebbe essere il miglior investimento che farai quest'anno. Oppure il peggiore.
Adesso, però, sai quale domanda fare.



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