OLTRE LA TESI | L'invisibilità dell'autismo al femminile: l'esperienza di Martina Rubino

Le idee raccontate da chi le ha studiate
In questo capitolo di “Oltre la tesi” conosciamo Martina Rubino, neolaureata in Scienze e Tecniche dell’Educazione e dei Servizi per l’Infanzia (L19), che ha dedicato il suo elaborato finale a un tema tanto complesso quanto fondamentale: l'invisibilità delle donne con autismo.
Dietro ogni tesi c’è molto di più di un traguardo accademico: ci sono domande, curiosità, dubbi e tantissime ore di studio. Abbiamo chiesto a Martina di raccontarci la sua ricerca attraverso 5 domande.
Da dove è nata l’idea della tua tesi?
L'idea è nata dalla scoperta sui social del profilo di una bellissima ragazza autistica. La sua testimonianza mi ha aperto le porte verso un mondo ancora parzialmente in ombra: quello dell'autismo al femminile. Da quel momento ho sentito forte il desiderio di approfondire e condividere questa splendida storia.
Se dovessi spiegarla a chi non conosce l’argomento, come lo faresti in un minuto?
Spiegherei che l'autismo al femminile è una realtà spesso "invisibile". Rispetto all'autismo maschile, su cui si sono concentrati quasi tutti i primi studi, nelle donne si manifesta in modo diverso e molto più sfumato. Questa invisibilità fa sì che molte ragazze arrivino a una diagnosi (o alla consapevolezza di sé) molto tardi nella vita.
Quale è stata la scoperta o la riflessione che ti ha colpito di più durante la ricerca?
Mi ha colpito tantissimo scoprire come le ragazze, già da giovanissime e perfettamente consapevoli della propria diversità, tendano a mettere in atto strategie di camouflaging: nascondono i propri tratti autistici per conformarsi ai modelli della società ed essere accettate, pagando spesso un prezzo altissimo a livello di sforzo emotivo.
Cosa ti ha lasciato questo percorso oltre la laurea?
Mi ha lasciato una grande forza e una profonda consapevolezza di ciò che posso affrontare e superare. Sapere di essere riuscita a gestire contemporaneamente lo studio, gli esami, il lavoro e persino una casa in costruzione mi ha fatto capire di avere le risorse necessarie per far fronte a qualsiasi sfida. Inoltre, mi ha portato a conoscere e scoprire persone nuove e magnifiche che hanno fatto parte del mio percorso.
La domanda DI.ESSE
Se dopo questa intervista una persona iniziasse a guardare l’autismo al femminile con occhi diversi, qual è il primo pregiudizio che vorresti veder cadere?
Vorrei sinceramente cadesse l’idea del "ma come fa ad essere autistica? Non si vede" oppure "è solo timida", cercando quindi di abbattere lo stereotipo che se l’autismo non fa rumore allora non è autismo.
Grazie Martina per aver condiviso con noi la tua ricerca.
💬 Ora la parola passa a voi lettori
Martina ci ha raccontato la sua prospettiva, ora vorremmo ascoltare la vostra. Che cosa vi ha lasciato questa intervista?
Scrivetelo nei commenti qui sotto: le riflessioni più interessanti contribuiranno ad arricchire la conversazione di questo capitolo di “Oltre la tesi”.
Le interviste di "Oltre la tesi" hanno lo scopo di divulgare, con un linguaggio accessibile, i temi affrontati nelle tesi di laurea dei loro autori. Le opinioni espresse appartengono agli intervistati e riflettono il loro percorso di studio e di ricerca. I contenuti hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono il parere di professionisti qualificati quando richiesto dalla natura dell'argomento trattato.




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