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OLTRE LA TESI | Quanto di noi resta fuori dai social? L’esperienza di Andrea Luca Sotnykov

di.esse
12 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Claudia Elena Ferrando autrice della tesi su educazione genitoriale e tecnologia 0-3 anni - Oltre la tesi

Le idee raccontate da chi le ha fatte nascere

Quanto di ciò che mostriamo sui social racconta davvero chi siamo? E quanto resta fuori da una fotografia, da una storia o da un profilo?


In questo capitolo di “Oltre la tesi” conosciamo il Dott. Andrea Luca Sotnykov, neolaureato in Comunicazione innovativa, multimediale e digitale, che ha dedicato la sua ricerca al rapporto tra autenticità e rappresentazione di sé sui social media. Un tema che ci riguarda ogni volta che scegliamo cosa pubblicare, cosa tenere per noi e quale immagine offrire agli altri.


Dietro ogni tesi ci sono domande, curiosità, dubbi e tante ore di studio. Con “Oltre la tesi” vogliamo dare spazio a questo percorso e alle persone che lo hanno costruito. Abbiamo chiesto a Luca di raccontarci la sua ricerca attraverso cinque domande, per aiutarci a guardare con occhi nuovi anche il nostro modo di stare online.


Da dove è nata l’idea della tua tesi?

L’idea è nata da una domanda che mi accompagna da tempo come utilizzatore dei social media: quanto ciò che mostriamo online corrisponde davvero a ciò che siamo? Studiando sociologia mi sono reso conto che i social non sono semplicemente strumenti di comunicazione, ma spazi in cui costruiamo, raccontiamo e negoziamo continuamente la nostra identità. Da qui è nato il desiderio di approfondire il rapporto tra autenticità, rappresentazione di sé e dinamiche delle piattaforme digitali.


Se dovessi spiegarla a chi non conosce l’argomento, come lo faresti in un minuto?

La mia tesi analizza il modo in cui i social media influenzano la percezione che abbiamo di noi stessi. In particolare, ho cercato di capire se gli utenti percepiscono una differenza tra il proprio sé autentico e l’immagine che presentano online. Attraverso un’indagine empirica ho esplorato quanto algoritmi, aspettative sociali, ricerca di approvazione e dinamiche delle piattaforme contribuiscano a modellare il modo in cui ci raccontiamo sul web.


Qual è stata la scoperta o la riflessione che ti ha colpito di più durante la ricerca?

La riflessione che mi ha colpito maggiormente è che la distanza tra identità autentica e identità online non nasce necessariamente dalla volontà di apparire diversi, ma spesso dall’adattamento alle regole implicite delle piattaforme. Molte persone non sentono di mentire, ma selezionano aspetti di sé che ritengono più adatti a essere mostrati. Questo dimostra quanto gli ambienti digitali influenzino i comportamenti quotidiani, spesso in modo quasi invisibile.


Cosa ti ha lasciato questo percorso, oltre alla laurea?

Mi ha lasciato una maggiore consapevolezza sia come studente sia come utente dei social media. Ho imparato a osservare con uno sguardo più critico le piattaforme che utilizziamo ogni giorno e a comprendere meglio il rapporto tra tecnologia, comunicazione e identità personale.


La domanda DI.ESSE

C’è qualcosa di noi che i social non riusciranno mai a raccontare?

Credo di sì. I social media sono strumenti molto efficaci per documentare esperienze, ma documentare non significa necessariamente rappresentare l'intera esperienza vissuta. Possiamo condividere fotografie di un viaggio, di una giornata con gli amici o di un paesaggio particolarmente significativo, ma ciò che viene pubblicato è spesso solo una traccia di un'esperienza molto più ampia.


Questo tema è strettamente collegato alla mia tesi, che analizza il rapporto tra autenticità e identità sui social media. Una delle questioni che emerge è che la rappresentazione online, per sua natura, richiede una selezione: scegliamo cosa mostrare, come mostrarlo e in quale contesto. Di conseguenza, alcuni aspetti dell'esperienza rimangono inevitabilmente esclusi.


Penso, ad esempio, al significato personale che attribuiamo a certi luoghi, alle dinamiche che caratterizzano le relazioni di amicizia o alle emozioni associate a un determinato momento. Una fotografia può testimoniare che eravamo presenti in un luogo, ma non necessariamente il motivo per cui quell'esperienza è stata importante per noi. Allo stesso modo, un contenuto condiviso può mostrare una relazione, ma difficilmente riesce a restituirne tutta la profondità e la complessità.


Per questo motivo, ritengo che esista sempre una dimensione dell'identità che sfugge alla rappresentazione digitale. I social media possono raccontare molte cose su di noi, ma non esauriscono il significato delle nostre esperienze né la complessità delle relazioni e delle emozioni che contribuiscono a definirci.


💬 Ora la parola passa a voi lettori

Vi è mai capitato di rinunciare a pubblicare qualcosa perché temevate il giudizio degli altri?

Quanto pensate che il vostro profilo social vi rappresenti davvero?

Scrivetelo nei commenti qui sotto! Le riflessioni più interessanti contribuiranno ad arricchire la conversazione di questo capitolo di “Oltre la tesi”.


Note editoriali: Le interviste di "Oltre la tesi" hanno lo scopo di divulgare, con un linguaggio accessibile, i temi affrontati nelle tesi di laurea dei loro autori. Le opinioni espresse appartengono agli intervistati e riflettono il loro percorso di studio e di ricerca. I contenuti hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono il parere di professionisti qualificati quando richiesto dalla natura dell'argomento trattato.

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